[Film] Ready Player One

Quando, circa quattro o cinque anni fa, lessi il libro di Ernest ClineReady Player One” rimasi folgorato. Ero stato catapultato in un mondo fantastico, dove un singolo videogioco univa (e separava) un intero pianeta, facendo evadere le persone dalla realtà e facendogliene vivere un’altra decisamente più entusiasmante e ricca. Dio solo sa quanto, in quel momento, avevo bisogno più che mai di evadere anche io dalla realtà che mi circondava. Quindi forse è per quello che un libro semplicemente bello e piacevole, è diventato uno dei miei libri preferiti, nonché uno di quelli a cui sono più legato. Se poi ci mettiamo il fatto che sia pieno di citazioni, di rimandi e di amore per i videogames e la cultura Geek/Nerd anni ottanta, siamo a cavallo. Si vince ancora più facilmente.
Pur essendo dell’ottantasette, ho sempre amato quel periodo. Sia musicalmente, sia per il fermento che viveva l’industria dei videogames, con nascita di brand, idee e generi che tutt’ora sopravvivono. Basti pensare che non riesco a disegnare o scrivere se, come sottofondo, non ho playlist come “All Out 80′” o “‘80s Hard Rock” di Spotify.
Poi è venuto fuori che ci sarebbe stato un film tratto dal libro e che lo avrebbe diretto Steven Spielberg. Impossibile non attenderlo con un livello di fomento che neanche Pac-Man dopo 16 pasticche.
Non credo di averlo fatto neanche per Star Wars, ma per Ready Player One ho prenotato i posti al cinema una settimana prima, scegliendo il secondo spettacolo del primo giorno di proiezione.
Ed ora ho proprio voglia di parlarvene.

Siamo nel 2045, diversi problemi socio-economici hanno portato gran parte della (sovra)popolazione a vivere in cataste ai bordi delle città. Container, baracche, camper e roulotte vengono accatastati uno spora l’altro formando quartieri verticali dove la gente vive le proprie vite (spesso in miseria). Poco male, tanto gran parte del tempo che le persone passano in casa lo passano dentro OASIS, il videogioco creato dal genio di James Halliday. In questo videogioco, nella quale ci si immerge a diversi livelli, partendo da un visore VR e guanti aptici, fino a tute costosissime che fanno percepire fin anche i colpi subiti nel gioco, si può fare quello che si vuole: combattere, gareggiare, starsene in panciolle al male, avere relazioni e così via.

OASIS è quindi un enorme MMORPG, (Massively Multiplayer On-Line Role Playing Game) nella quale giocano online milioni di persone, viaggiando e vivendo la propria vita alternativa all’interno di un universo immenso, fatto di pianeti e di oppurtunità di ogni tipo.
Ovviamente questa facile evasione dalla realtà crea una società del tutto assuefatta dal gioco e con pericolosi distaccamenti dalla realtà.
Ma che cos’è un gioco senza un obbiettivo preciso? James Halliday, al momento della sua morte, svela l’esistenza di un gioco nel gioco: la ricerca di tre chiavi, nascoste da altrettanti enigmi. Le tre chiavi portano al più grande Easter Egg* della storia dei videogames. Completare le sfide consentirebbe infatti di ottenere le quote maggioritarie della compagnia di Halliday. Rendendo così, chiunque completi la sfida, il padrone di OASIS e, quindi, l’uomo (o donna) più ricco ed influente del mondo.

Ovviamente questa sfida fa gola non solo ai giocatori comuni, ma anche alle grandi (e malvagie) compagnie multinazionali, che vorrebbero appropriarsi delle quote di OASIS per farne ciò che vogliono. La ricerca spietata di queste compagnie si contrappone a quella dei GUNTER (Egg Hunter) che cercano le chiavi per tutto OASIS.
Dopo cinque anni dalla morte  di Halliday ancora nessuno è venuto in possesso della prima chiave. Wade Watts è uno dei pochi GUNTER ancora attivi. Sarà lui ad innescare la reazione a catena che porterà la trama ad esplodere e a svelare tutti i misteri di OASIS.

Ready Player One è questo e molto altro, in un tripudio visivo che, a mio avviso, non ha pari al momento.
Il film è in equilibrio tra le avventure esplosive all’interno di OASIS e quelle nel mondo reale, relegando alla parte virtuale l’avventura più estrema e dedicando alla parte reale lo snocciolamento più dettagliato (e posato) della trama.
Come dicevo, la vita in OASIS, viene resa in una Computer Grafica a livelli devastanti. Probabilmente, per l’uscita del film sui vari supporti, sarà per me il caso di cambiare TV e guardarlo in 4K a tipo 5 cm dalla faccia. Incredibile.
Se a questa realizzazione tecnica aggiungiamo il fatto che in ogni scena c’è uno (o decine) di elementi di citazione, sarà anche il caso di mettere in pausa la visione ogni dieci secondi per carpire ogni citazione presente. Si passa infatti dalle citazioni più palesi, come la Delorean e la moto di Akira, fino a vedere scorci di Battletoads, Halo, Overwatch, Batman e chissà quanti altri mi sono sfuggiti.

Oltre ad essere una piccola enciclopedia nerd, il film è anche piacevole e divertente, riuscendo anche a vincere sulla piaga che affligge molti film del genere negli ultimi tempi: i buchi di sceneggiatura. Certo, una narrazione più precisa in alcuni punti non avrebbe guastato, ma non vi troverete mai a dire “ma come ca..! Come fa ad essere successa sta cosa!?“.

Altro elemento da far accapponare la pelle è il sonoro. Non solo perché il film parte con Jump dei Van Halen, ma perché ogni canzone inserita è azzeccata e dannatamente “so 80’s!“.
Certo, se poi a queste canzoni si affiancano le musiche di Alan Silvestri, ci si trova ad ascoltare una delle migliori colonne sonore degli ultimi tempi.
E se aggiungiamo alla musica anni ottanta e le musiche di Silvestri anche effetti sonori straordinari, il gioco è fatto.
Finalmente un film action puro che abbandona quei “TTHHHZHZHZHZFUSHH” metallici alla Tranformers, per abbracciare i roboanti e classici e favolosi “BANG”. “BUM”. CRASH”.

Certo, le differenze con il libro ci sono. Ed anche parecchie. Il libro si prende la briga di analizzare ogni prova in maniera dettagliata, le citazioni di film, musica e videogames sono supportate da descrizioni affascinanti e precise, nonché il messaggio finale viene trasmesso molto meglio. Oltretutto è immerso profondamente nella cultura che cita continuamente, quindi non si trovano particolari riferimenti a giochi o stili di gioco troppo moderni.
Il film invece prende anche a piene mani dalla cultura del gaming moderno, da Twitch agli Streamer, dal “l’ho killato” al, ben più fastidioso e ripetuto, “Bella zzì!“. Ma cosa volevate, un film per ogni chiave, così da non perdere nessuna citazione e nessuna pagina del libro? Sarebbe stato assurdo, nonché ci si sarebbe privati di un’enorme fetta di mercato. Perché per noi grandicelli (ed espertoni del libro) potranno mancare alcune citazioni ed alcuni elementi ritenuti “fondamentali”, ma le generazioni a cui è anche rivolto il film, troveranno cose per loro. Quindi, a mio avviso, il film riesce nella difficilissima impresa di accontentare il pubblico in maniera piuttosto omogenea.
Ci sono differenze anche a livello narrativo, ma niente per la quale si possa definire il film un insulto alla “memoria” del libro. Come sempre, in questi casi, ci si trova di fronte a due media diversi, con una portata di pubblico estremamente più varia e con diversi background. Se invece vai a leggerti il libro sai già cosa ti aspetti e cosa vuoi trovarci dentro.
Sono arrivato alla conclusione di considerare i due elementi (film e libro) come complementari. Chi ha già letto il libro troverà nel film l’esaltazione visiva di ciò che ha letto, chi invece, incuriosito dalla visione del film, leggerà successivamente il libro, troverà un accurato approfondimento di quanto visto.
Quindi poche storie, nazilibrai. Il film è uno spettacolo così com’è.

Bella zzì.

 

*Easter Egg: Elementi nascosti dai progettisti o sviluppatori all’interno di un gioco (un programma, un film ecc..) e che, solitamente, sono difficili da scovare e nascondono messaggi, immagini o altro inerente agli sviluppatori stessi. Col tempo la pratica si è evoluta, fin tanto che in molti giochi vengono nascosti più messaggi e oggetti di varia natura, giusto per il gusto di farli scoprire.

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8 commenti

  1. Avevo in programma di leggere il libro, ma a quanto pare la disponibilità non solo del solito tempo ma anche del libro ha latitato. Contavo che in occasione del film qualche editore lo ristampasse in italiano. Così è stato, se non erro DeA Planeta. Il film è giunto in sala e con tutta probabilità lo vedrò quando sarà pubblicata l’edizione home-video, perciò la tua recensione mi ha elevato il livello di scimmia sul groppone a livelli esagerati.
    Spero solo che non sia un’enciclopedia per nerd, l’ennesimo prodotto per un segmento di mercato. Spero ci abbia messo emozioni, insomma una storia che valga la pena.

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      • Il film è votato naturalmente all’intrattenimento e ci sta. Per l’impatto che il cinema ha rispetto al libro, non vorrei che fosse dipinta la solita “macchietta” del videogiocatore sfigato, rivalutato in ottica nerd e geek solo perché si è individuato un profittevole segmento di mercato. Sarebbe un’operazione ruffiana e tristemente adulatoria, senza toccare minimamente il tema della consapevolezza del medium video ludico. Mi sembra di capire che non è così.

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