Diario dal Giappone – Kyoto. Arrivo e Giorno 1

Volo Finnair.
Partenza al mattino.
Film visti in aereo: La legge della Notte film DI e CON Ben Affleck  (mi è piaciuto un sacco, magari ne scriverò più in là) e Lo stagista Inaspettato (commedia divertente con Robert De Niro ed Anne Hathaway).
Arrivo al mattino del giorno seguente ad Osaka.
Primo giorno a Kyoto: ore svegli, 24 e passa.

L’arrivo in aeroporto ad Osaka fa il solito effetto di uno schiaffo in faccia. Non tanto per la diversità dell’ambiente e la consapevolezza di trovarsi in Giappone, ma perché dopo 14 ore di volo, uno sbalzo temporale di 7 ore avanti e la consapevolezza che si è partiti di mattina e si è arrivati di mattina, sai, per forza di cose, che sarai sveglio fino a sera. Va bene così. Sono ferie e sei (siete, ovviamente ero con mia moglie e, nello spirito, anche con Laissën il gatto) in un posto che adori.
Fatti forza e vai a ritirare l’accrocchio WiFi™ * .

Preso l’accrocchio WiFi™, capisci in qualche modo quale bus devi prendere per andare a Kyoto e, dopo aver fatto il primo ed indispensabile giro di Onigiri al Kombini** dell’aeroporto prendi il bus. Puzzi e ti senti inguardabile. Ma ti rendi conto che è una sensazione che ti accompagna da tutta la vita, quindi ti riprendi e ti godi l’ultima tratta del viaggio. Ti riprendi ulteriormente quando il bus passa da qui.
Sai che ci passerai nei prossimi giorni. Ma per sicurezza sorridi, ringrazi e fotografi.

Arrivati alla stazione di Kyoto un colpo di idea del menga ti porta a non volerti sbattere a cercare quale bus prendere per casa (anche perché sprovvisto di Yen) e decidi che tanto quell’ora di distanza a piedi che ti indica Google Maps è accettabile e convinci la moglie a seguirti. Dopo una sudata inaccettabile ed una serie di insulti straordinariamente coloriti ricevuti dalla moglie, arriviamo a casa. Prima prenotazione con Airbnb della mia vita. Andata benone. Ovviamente la casa era la tipica casa dell’operaio medio/piccolo/povero giapponese. Un cubo dalle dimensioni inadatte alla vita umana, ma permetteva di dormire, mangiare, farsi la doccia ed espletare i bisogni. La comodità (hahaha) è che facevi praticamente tutte queste cose nello stesso metro quadrato.

Qualche minuto di riposo, una mezza doccia e via! Adiamo a girare per Kyoto!
Due cari amici trasferiti in Giappone ci hanno guidato (praticamente ogni giorno) verso i migliori posti di Kyoto.
Prima sera:
– Nishiki Market, una serie di vie e viuzze piene zeppe di negozi di ogni tipo.

– Scorpacciata di Yakitori, gli arrosticini nipponici formati da qualsiasi tipo di carne (e non) che si possa infilzare e cuocere su uno spiedino.

– Giretto digerente nella via delle Geishe

Ritorno a casa e sprofondamento sul letto. Stato comatoso.
…ma il viaggio continua! A presto con un nuovo appuntamento del Diario da Giappone!

*L’accrocchio WiFi™ è quella cosa fantascientifica che permette di andare online ovunque, un modem/router portatile al quale collegare i propri dispositivi per riuscire ad avere internet anche in terre lontane ad avere mappe, orari dei treni/bus e pubblicare le cose su instagram e mandare messaggi uazzap. Decisamente indispensabile, magari non per uazzap ed instagram, ma di certo per la comodità delle mappe e per l’orientamento generale. Il primo viaggio l’ho fatto senza. Fidatevi. Ci sono un sacco di aziende che propongono questo servizio, io ho utilizzato Japan-Wireless

** Kombini: sono la salvezza e la manna per tutti i poveri che visitano il Giappone. Negozietti aperti 29 ore su 24 che vendono beni di prima necessità come bibite, fumetti, dolcetti, caramelle, caffè e piatti pronti (onigiri, sushi, bento, tonkatsu ecc..). Il tutto a prezzi super accessibili. Quindi il pranzo è garantito per poche centinaia di Yen, nella media quei 3/5 euri a pasto per campare e continuare a camminare.

EXTRA: La schifezza imbevibile della giornata (di cui mia moglie va ghiotta! Brrrr!): il Matcha (the verde giapponese),
Forse questo aveva pure il latte dentro, che lo trasformava nell’ancora più tremendo Matchalatte

EXTRA 2: Viaggiare in Aereo con Switch è tutta un’altra cosa. Mai più senza.

Blog chiuso per GIAPPONEH!

Finalmente è arrivato quel momento. Quel momento in cui, finalmente, si torna a visitare il Giappone.
Al rientro farò un resoconto (spero anche a fumetti) di tutto il tuttibile su acquisti, posti e cosestrane viste in terra Nipponica.

Quindi niente vignetta questa settimana, che ne avevo preparata una, ma i preparativi per il viaggio e gli impegni BBrutti (il lavoro) non mi hanno permesso di finirla a dovere.

A Presto!
Ma poi ditemi, con una valigetta così dove altro potrei andare?

Mario Kart 8 Deluxe, il ritorno del contenitore di parolacce migliore di sempre

Mario Kart è da sempre uno dei miei giochi preferiti.
Il divertimento che assicura con gli amici (sia in casa e sia, da qualche anno, online) è talmente sublime e immediato che riesce a conquistarmi ogni volta ed in qualsiasi incarnazione.
Mario Kart 8 Deluxe è la riproposizione “riveduta e corretta” (qualche aggiunta qua e la, una modalità “battaglia” fortemente rivisitata e uno svecchiamento grafico) del gioco uscito qualche anno fa su Wii U (senza suffisso Deluxe) dedicata alla console ibrida neonata di casa Nintendo: Switch!
Se Mario Kart 8 era già il miglior Mario Kart di sempre, questo Deluxe non delude assolutamente le aspettative e, probabilmente, si piazza anche mezzo scalino sopra la sua versione “normale”.
Tra le caratteristiche esclusive (per forza di cose) di Switch troviamo il sistema di controllo con un singolo JoyCon che permette anche di poter giocare in due con la dotazione standard di Switch. Inizialmente spiazza per quanto sia piccolo un singolo JoyCon in mano, ma con le dovute accortezze (magari con l’accelerazione automatica), riesce a renderci competitivi in ogni situazione. Ecco, magari non nella classe 200cc, quella è follia pura.
Anche la portabilità di Switch è un valore aggiunto per Mario Kart 8. In viaggio, al parco, in aereo… trovarsi ovunque con un amico o con altri amici, magari Switch-muniti, potrebbe trasformare intere giornate all’aperto (o al chiuso) in un tripudio di gusci e banane… almeno fino a che dura la batteria! Potere del Power Bank, a me!
Anche il comparto online funziona benone e, oltre a tutte le sensazioni d’odio (quel sano odio sportivo…), fa scaturire un odio razziale verso qualsiasi giocatore di qualsiasi nazione. Inveirete contro svizzeri, portoghesi, messicani, tedeschi, spagnoli, inglesi, scozzesi, spagnoli, giapponesi, americani, italiani…
L’unica cosa che non ho gradito è l’assenza di nuove piste. Ok che ci sono le piste che erano presenti nei DLC della versione Wii U (16 tracciati), ma avrei voluto comunque acquistare un gioco con effettivamente qualcosa di nuovo anche in termini di piste. Visto che, sicuro come un guscio blu, i DLC per Mario Kart 8 Deluxe non tarderanno ad arrivare.
In Mario Kart 8 Deluxe Ritorna quella competizione pura, genuina e devastante che produce ed alimenta odio tra gli amici, che fa imparare parolacce nuove ad ogni guscio ricevuto e fa esultare come folli ad ogni vittoria. Dopotutto il rancore e l’odio sono il vero carburante del gioco. Da sempre. Inutile mascherare il tutto con piste colorate e Toad sorridenti: Mario Kart è un puro concentrato d’odio, di competizione e di voglia di prevalere!

[Illustrazione Time!] Quando il poster di Spiderman Homecoming ti prende bene…

…tanto da farci un’illustrazione!

Questa illustrazione è la prima che decido, dopo averla realizzata interamente su tavola grafica, di stampare ed “ammirare” dal vivo. Capita di rado che sono soddisfatto di un mio lavoro. Sono contento che, almeno questa volta, sia accaduto. Caspita, è una bella sensazione da provare ogni tanto!
Per tutti quelli che mi danno del DCFAG, sappiate che volevo trasformare la torre degli Avengers nella Wayne Tower… ma non l’ho fatto. Non potevo, dopotutto questo Spiderman mi ispira proprio tanto!

[Articolone] The Legend of Zelda: Breath of the Wild!

Che The Legend of Zelda: Breath of the Wild sia un gioco fuori parametro oramai è cosa risaputa, insomma, avete visto anche voi la sequela di perfect score che ha preso. Ok, magari uno non si fida dei freddi numeri e neanche della stampa specializzata, ma un’idea ce la si fa. Se poi vi guardate in giro ci sono anche i giocatori a confermarlo, che hanno smesso di vivere una vita propria per condurne una parallela nella nuova Hyrule. Tra questi ci sono io.

Erano anni che non mi dedicavo così pienamente ad un videogioco. Questo non vuol dire che: “ahhh l’unico gioco bello della storia lo ha fatto Nintendo da anni che non esce un gioco buono non ho mai giocato veramente era tutto finto beato zelda!oneone!!!111!“.  No. Vuol dire semplicemente che la formula di gioco e la qualità intrinseca del prodotto ti tengono incollato allo schermo. Ti fanno percepire il gioco vivo, ti fanno venir voglia di sperimentare, giocare, studiare, cercare, viaggiare, dire, fare, baciare, lettere e testamento.
Ogni azione, ogni viaggio, ogni scelta porta a qualcosa. Scoprire un sacrario, trovare un seme, combattere dei nemici, raccogliere dei materiali. La libertà di azione che Nintendo ci ha dato in questo gioco è assoluta. Al contrario di molti open world, pieni di icone sulla mappa, di cose da fare che soverchiano e confondono. Qui invece siamo noi a scegliere liberamente cosa fare. Totalmente. Compreso come proseguire nella storia, come rivelare la mappa e quanto tempo passare ad esplorare e scoprire cose. Questa è libertà e questa libertà ti porta immancabilmente a perderti nel fare cose. Il tutto giocando ad un gioco praticamente perfetto in termini di gameplay e possibilità. A mio avviso con una trama Epica ed una narrazione ai massimi storici della serie, complice anche il doppiaggio, più che buono, nella nostra lingua.

Parlare del gioco in se non mi va. Tanto si sa già tutto e, in ogni caso, è praticamente inutile parlarne con una recensione canonica. Vi racconto giusto uno dei tanti fatti accaduti nel gioco.
Dopo circa una 30ina di ore di pura esaltazione e totale rapimento videoludico, mi sono trovato semi-disperso in alta montagna, al freddo. Dopo essermi coperto adeguatamente e mangiato un manicaretto piccante, per resistere ulteriormente alle basse temperature, sono andato alla ricerca di un determinato poso (zero spoiler, ovviamente). Trovo il posto. Lo trovo completamente avvolto dal ghiaccio. Sono senza frecce di fuoco e senza attrezzatura adatta. Inizio a guardare nell’inventario (raccogliete sempre tutto quello che vi capita a tiro) cosa poteva essermi utile. Vedo. Tiro fuori la legna, la posiziono vicino al ghiaccio. Tiro fuori due pietre focaie e le butto sopra la legna. Colpisco il tutto con una spadata. Whoooom! Scintille e fuoco. Il ghiaccio si scioglie. Per velocizzare il procedimento prendo pure una torcia, la accendo e mi avvicino al megaghiacciolo. Ta-tta-ta-taaaaa. Ecco. Questo è un minimo esempio di come dopo 30 ore di gioco ci si ritrovi a dover inventare soluzioni e sperimentare nuovi approcci.

La portabilità di Switch, console di cui parleremo approfonditamente quando ci saranno più elementi di cui parlare, non aiuta di certo a staccarsi dal gioco. Completerete sacrari in cesso, troverete equipaggiamento in treno e cucinerete pozioni a letto. Quindi beh, diciamolo. La filosofia dietro Switch pare già funzionare a dovere. Vedremo cosa ci riserverà.

Perché è questo che un gioco deve essere: divertimento, emozione, voglia di giocare. The Legend of Zelda: Breath of the Wild è la definizione stessa di questo media. L’esaltazione massima di ogni elemento che componga un videogioco, una perfetta armonia di elementi che risuonano all’unisono. Trascende anche il concetto di capolavoro. Diventa una lezione imprescindibile per chiunque si voglia fregiare dell’appellativo di videogiocatore appassionato.
Poi, dico, poi, può anche non piacere. Però se non vi piace QUESTO Zelda, forse, e dico forse, non siete appassionati di videogames. Li usate e basta.